Matematica illegittimità: ripartizione costo del venduto - Quòquem

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Ricostruzione dei ricavi con metodo analitico induttivo: profili di matematica illegittimità della ripartizione del costo del venduto totale determinata applicando l’incidenza “tipologie di ricavo/totale vendite”.

TEMI:
 
analitico induttivo; gravità, precisione e concordanza; impianto probatorio; ripartizione del costo del venduto; percentuali di ricarico; media ponderata; media aritmetica; dati e notizie dichiarate in contraddittorio; tributi armonizzati; contraddittorio endoprocedimentale; 60 giorni; verbalizzazione operazioni di chiusura; ragionevolezza della pretesa tributaria.

1.Il caso
 
Il Contribuente, convocato in contraddittorio dall’Ufficio, evidenziava che la propria attività generava due distinte tipologie di ricavo, ossia “da rivendita” e “da prestazione di servizi”, indicando inoltre, in risposta alle domande dell’Ufficio, che nel primo caso il ricarico medio applicato era di circa il 100%, mentre nel secondo del 50%.
 
L’Ufficio procedeva quindi con avviso di accertamento in cui:
 
- provvedeva a ripartire tra le due attività (rivendita/prestazioni di servizi) il totale costo del venduto sulla base delle rispettive percentuali di incidenza sul totale ricavi, come indicate nello studio di settore;
 
- applicava quindi, alla base costo così determinata per ciascuna attività, le percentuali di ricarico approssimativamente indicate dal Contribuente in contraddittorio.
 
2.Osservazioni
 
Date due distinte tipologie di ricavo A e B assumere, come l’Ufficio ha fatto, che sia possibile ripartire il costo del venduto totale tra le due attività in funzione delle relative percentuali di incidenza sul totale ricavi, può essere vero, in assenza di ponderazione alcuna, solo ove per la totalità degli elementi di costo vi sia, indistintamente, un’unica percentuale di ricarico e ove, comunque, un medesimo bene, impiegato in due distinte attività, conservi sempre la stessa percentuale di ricarico.
 
3.Un esempio
 
Ammettiamo che si acquisti solo il bene X (costo unitario = 1€) e che lo stesso sia impiegato nelle attività A (rivendita) e B (prestazioni di servizi) e che ci sia, inoltre, un’unica percentuale di ricarico del 100% (ricavo per unità di prodotto = 2€, sia in A che B).
 
Immaginando di aver acquistato e impiegato solo 10 unità di X, di cui 5 in A e 5 in B, avremmo quindi un totale generale costi = 5€ + 5€ = 10€, e un totale generale ricavi = 10€ + 10€ = 20€.
 
Le incidenze specifiche, in termini di ricavi, di ciascuna attività sul totale sarebbero:
 
-          Ricavi di A/Totale Ricavi: 50%;
-          Ricavi di B/Totale Ricavi: 50%.
 
Volendo ripartire il totale generale costi (10€) in base a tali percentuali, avremmo:
 
-          Costi di A: 50% di 10€ = 5€ (che corrisponde infatti al prodotto unità impiegate per prezzo di acquisto);
-          Costi di B: 50% di 10€ = 5€ (come sopra).
 
La correttezza matematica dell’esempio di cui sopra si basa tuttavia, come in premessa evidenziato, sull’assunto di unicità delle percentuali di ricarico: ove infatti assumessimo per il bene X una percentuale di ricarico sempre del 100% in A ma del 50% in B, la situazione cambierebbe.
 
Immaginando infatti di aver acquistato le medesime 10 unità di X, con medesimo costo unitario = 1€, e di averne impiegate sempre 5 in A e 5 in B, il totale generale costi sarebbe ancora = 5€ + 5€ = 10€, mentre il totale generale ricavi sarebbe ora di 10€ + 7,5€ = 17,5€.
 
Le incidenze specifiche, in termini di ricavi, di ciascuna attività sul totale sarebbero ora:
 
-          Ricavi di A: 57% (10/17.5);
-          Vendita bene Y: 43% (7.5/17.5).
 
Volendo ripartire il totale generale costi (sempre 10€) in base a tali percentuali, avremmo:
 
-          Costi A: 57% di 10 = 5,7 (che NON corrisponde al prodotto unità impiegate per prezzo di acquisto)
-          Costi B: 43% di 10 = 4,3 (…)
 
4.Conclusioni
 
Come detto (nonché palese), ripartire il costo del venduto totale nella stessa proporzione dell’incidenza “tipologie di ricavo/totale vendite” è errato, ove la percentuale di ricarico non sia unica per la totalità dei fattori produttivi; tale circostanza, peraltro, risulta:
 
-          Ampiamente ribadita dalla Giurisprudenza, ove costituisce oltretutto principio consolidato l’impossibilità di applicare percentuali di ricarico ricavate per media aritmetica, data la necessità di ponderare il modo in cui ciascuna categoria merceologica di costo (o almeno quelle più rappresentative) concorre ai ricavi;
 
-          In contrasto con quanto evidenziato dal Contribuente (le percentuali generiche indicate per le due attività in contraddittorio sono comunque diverse);
 
-          Contraddetta dallo stesso Ufficio, ove poi, nel ricostruire i ricavi, ricalcola i ricavi applicando due percentuali di ricarico (quelle indicate dal Contribuente in contraddittorio).
 
Naturalmente, limitarsi a sostenere l’esistenza di una “sostanziale omogeneità merceologica delle merci interessate” resta, in assenza di un’adeguata analisi, una mera generica e discrezionale affermazione, non supportata sul piano motivazionale, infondata sul piano probatorio nonché, infine, non pertinente, ove sarebbe stato infatti comunque errato, come fin qui evidenziato, limitarsi a ripartire i costi, pur se merceologicamente simili o anche identici,  applicando percentuali di incidenza e tralasciando, invece, l’esistenza di (almeno) due differenti percentuali di ricarico (rivendita/servizi).
 
Estratto da Working Draft
 
 
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